Rassegna storica del Risorgimento

BENETTINI CARLOTTA ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1923>   pagina <559>
immagine non disponibile

Una fida seguace di Manzini 559
lora all'amica Benettiui, alla quale non nasconde neppure una piega dell'anima sua: tristezza aggravata forse dall'infermità e dagli anni, dal nostalgico desiderio delia patria lontana (1). Tor­nerebbe nella penisola scrive più tardi ma solo per gio­vare a un'impresa per Yenezia o Soma, o solo per aiutare, con la sua presenza, un moto repubblicano. Ne vede però ancor lon­tano il momento e conclude, con rassegnazione dolorosa: morrò probabilmente in esilio (2). Così, nella primavera del 18(55. Non molto lontana invece era la guerra per la liberazione del Ve­neto, che Giuseppe Mazzini salutò con giubilo, esortando gli amici ad arruolarsi nelle file di Garibaldi, quantunque al servizio del re. Ma l'esito sventurato della campagna lo gettò di nuovo nella costernazione più viva, in preda alla quale, vagando na­scostamente da Como e Varese a Milano, animato da un resto di fiducia, cercò indurre i popoli ad agitarsi contro la pace, per il jjroseguimento della guerra. All'eccitazione prodotta dall'ul­timo bagliore della speranza successe però fallito ogni ten­tativo un'altra ora di sconforto. Nell'angoscia che l'opprime, Mazzini vede ormai certa per l'Italia l'umiliazione d'una pace vergognosa, accanto alla quale egli non porrà afferma risolu­tamente e sdegnosamente l'umiliazione della sua anima, per un perdono accettato dal governo. Già, fin dal 1861, aveva di­chiarato alla Benettiui: Se una porta s'aprirà, verrò pubblica- mente da voi: ma badate eh'è in potere di Cavour di far sì, mettendo una parola di perdono o simile ch'io sia costretto a
rifiutare (3). Ed ora ripete:
Quanto a me, non entrerò in Italia apertamente se non con la repubblica..... Mi parrebbe disonorare il principio, me stesso e la sepoltura di mia madre, se accettassi perdono e oblio da quei che tradiscono e avviliscono il mio paese. E se l'Italia vuole disonorarsi, io non voglio... ' (4). Ma il vibrato linguaggio, che rispecchia tutta la fierezza della sua anima, si mi­tiga dolcemente, dolorosamente, al soave ricordo della terra ove nacque, degli amici che l'amano: Voialtri buoni, credete.bene che mi costa: vecchio e malfermo in salute, sento vivissimo
(1) Lotterà XXUI.
(2) Lettera XXIV. (8) Lettera XV. (4) Lettera XXV.