Rassegna storica del Risorgimento

1874 ; DESTRA STORICA ; MINGHETTI MARCO
anno <1923>   pagina <615>
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La Destra e le elezioni del. 1874 nel pensiero ecc. 615
DOCUMENTI
Lettera di Marco MinghetH al conte Guglielmo Capitelli.
Caro amico, Romft 12 dicembri 1874.
Io avevo preso la penna Lunedì per ringraziarla per parte mia e personalmente e come Ministro del felice esito di tutte codeste elezioni che spero si compierà domenica. Era imo pen­siero di aggiungere un poco di apprezzamento delle elezioni in generale e delle previsioni dell'andamento futuro della Camera; quando cominciavano a venirmi ì telegrammi delle province napoletane, e delle siciliane. Le confesso ingenuamente; la se-* conda parte preoccupò la prima, e così venni differendo sino ad ora ciò clie era mio desiderio e mio dovere di fare.
Comincio dunque dal primo punto, e le dico che le elezioni non potevano essere condotte costì con maggiore abilità e tatto* Se la elezione mia non riuscì a primo scrutinio è però tale ohe non mi lascia dubbio dell'esito finale.
La mia città mi lava essa stessa da quel brutto insulto tante volte scagliatomi dall'opposizione quando mi chiamava il reietto di Bologna; e l'importanza politica del voto è apparsa a tutta Italia. Sul Tacconi non ho dubbio alcuno. E quanto al Panzac-chi io vorrei che tutti gli amici nostri si persuadessero bene di tre cose: che a noi giova il non mostrarci esclusivi, che quando un uomo d'ingegno si accosta alle nostre idee bisogna affer­rarlo, e non lasciare che la parte opposta se ne impossessi. Fi­nalmente che non può darsi sotto la luna una testa più secca del Zanolini, vero tipo francese di non buona lega, ma là crebbe e fu educato. Quanto ai collegi della provincia, il solo che mi fa restar dubbioso è quello di Budrio. Non temo che il Sac­chetti resti fuori della Camera, poiché gli si troverebbe sempre un altro collegio, ma non vorrei neppur spinger proprio vio­lentemente il Biancone ini alla Sinistra. Però a quest'ora alea jacta est, e giova sperare che il Sacchetti vincerà.
Insomma la provincia di Bologna è stata, può ben dirsi, la provincia modello, e se tutta Italia ne avesse seguito anche solo in parte l'esempio, avremmo avuto una Camera sicura, aperta, efficace.
Ora vengo alle dolenti note. Che la Sicilia ci mandasse an­che più oppositori di prima io non ne ho dubitato mai, e panni di averle detto che prevedevo di perderci cinque o sei collegi. In quella vece tutte le informazioni delle province napoletane