Rassegna storica del Risorgimento

GUERRAZZI FRANCESCO DOMENICO
anno <1923>   pagina <649>
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di non volere se non la vittoria sull'Austria e di esser pronto ad accettare tutto quanto avrebbe deciso la inazione a guerra finita, si ritinto sdegnosa­mente di aderire alla proposta dei suoi amici democratici. Il colloquio venne in seguito animandosi e diventò veramente drammatico qnando all'accusa di municipalismo lanciata dall'apostolo ai suoi interlocutori il Cattaneo ri­spose che avrebbe preferito veder ritornare gli Austriaci anziché mettere un traditore a capo del paese. E, nell'ira all'atroce offesa contro Carlo Al­berto, assente e vittorioso quel giorno stesso a Pastrengo, no aggiunse un'al­tra non meno atroce al Mazzini, dicendo, in modo però da non essere udito: Quest'uomo è venduto . Scrive bene il Monti: Gli undici patrioti, che si trovavano riuniti in quella sala, eran tutti sinceramente preoccupati della maggiore felicita della patria, ma li divideva un diverso apprezzamento della situazione ed un diverso giudizio sui mezzi da adottare . Avrebbe potuto ag­giungere che le passioni, acutizzate dagli avvenimenti tempestosi di quei giorni, vietavano, e vietarono purtroppo per lungo tempo, a molti di vedere la realtà con ocohio scovro di pregiudizii. Se infattit per limitarci ai tre per­sonaggi più autorevoli dello storico colloquio, il Mazzini, desiderando di assi­curare alla patria P indipendenza e V unità, mise subito da parte gì' ideali re­pubblicani atti a separare gli animi più che a tenerli avvinti in un comune proposito; il Cattaneo invece, federalista e infervorato del successo conseguito poco prima contro gli Austriaci, riteneva l'intervento di Carlo Alberto dan­noso anziché utile alla libertà e il Ferrari, democratico convinto, entusiasta della Francia e della sua rivoluzione, non vedeva salute al di fuori di essa e delle sue armi. I tre uomini assunsero ciascuno l'atteggiamento conforme alla propria mentalità, ma non è chi non veda quale di essi fosse più con­forme alla tradizione storioa italiana. Dopo il drammatico colloquio oiascuno seguì la sua strada per ritrovarsi insieme, o almeno a contatto, di li a qual­che tempo nell'esilio. Sempre peraltro in disaccordo, nessuno votendo rinun­ziare, nonostante la dura prova sostenuta, agl'ideali, che accarezzava. Ciò è dimostrato dal ritìnto opposto dai due patrioti lombardi a collaborare nei-VMalia del Popolo del Mazzini o dogli scopi e dai mezzi differenti, che essi scelsero per la propaganda rivoluzionaria. H Mazzini fondò con intenti uni­ta ri i il Comitato Nazionale Italiano a cui rimasero estranei il Cattaneo e il Ferrari: questi ultimi, con qualche dissenso fra loro, redassero il Manifesto-Programma del 19 settembre 1851 di intonazione nettamente federalistica Il colpo di stato del 2 dicembre venne di lì a poco a troncare le speranze di chi confidava nell'aiuto della Francia e molti ritennero che 1 risorgimento della penisola sarebbe stato per lo meno ritardato dalla nuova condizione di cose creatasi oltre alpi. Ma già era Sorto all'orizzonte politico colui che, con intenti e mezzi diversi, avrebbe utilizzato anche quell'avvenimento, che appa­risce nefasto, per la salute dell'Italia.
Tutto qnesto narra il M. sulla scorta di importanti documenti tratti dagli Archivi del Cattaneo e del Ferrari e riprodotti nella seconda parto del lavoro,