Rassegna storica del Risorgimento

GUERRAZZI FRANCESCO DOMENICO
anno <1923>   pagina <650>
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Recensioni
mentre in appendi ce sono raccolti preziosi elementi per una storia della Ti­pografia Elvetica di Capo Iago, contributo ad una storia delle tipografie pa­triottiche italiane, elio gioverebbe scrivere.
(x. PAT-ADmO
Carteggio di Domenico Carbone dal 1845 al 1850, pubblicato per cura della figlia Bice e del nipote Domenico. Milano, Casa editrice L. F. Cogitati, 1922, pp. 136, con ritratto.
Sono settanta lettere, nella maggior parte scambiate tra Domenico Car­bone e il padre Giorgio: hanno tutte grande importanza e si leggono molto volentieri, perchè mettono a nudo in quegli anni fortunosi l'anima del padre e del figlio, tutti e due fautori d'idee liberali, ma l'uno fatto prudente dal­l'età e dal pensiero e dalle cure della famiglia, l'altro invece tratto dalla baldanza giovanile, a mischiarsi in tutte lo dimostrazioni patriottiche e a infiammare con i suoi discorsi e con le sue poesie lo spirito dei compagni e degli amici di università.
Nelle prime, in quelle degli anni 184546, la politica fa appena capolino: il figlio si limita a dar notizie al padre dei suoi studi di medicina e a doman­dare, in forma garbata e spiritosa, sussidii per la sua borsa inalata; il padre, tenero e premuroso, non indugia a mandare i richiesti soccorsi, ma esprime insieme i suoi timori per gli esaltati sentimenti liberali del figlio e gli rac­comanda prudenza per non perdere la pensione al. Collegio delle Provincie. Non osa ingiungergli di abbandonare l'esercizio delia poesia, o meglio della letteratura, come scrive, perchè pensa che sarebbe impossibile; anzi per sod­disfare il suo orgoglio paterno gli chiede di mandargli via via le poesie che andava successivamente componendo e ohe circolavano manoscritte in ttttta Torino.
Ma, in quegli stessi anni, hanno particolare importanza le lettere ohe il'] Carbone scriveva a uno dei suoi più cari amici, Michele Lessona (l'insigne naturalista e brillante scrittore), fuggito a Malta, poi ad Alessandria d'Egitto con la fanciulla ohe non ostante l'avversione dei genitori divenne poi sua moglie. In esse il giovine poeta, appena laureato in medicina, manifesta all'amico lontano le sue preoccupazioni per l'avvenire, gli parla della vita misera del medico in condotta, cui gli pareva di non sapersi adattare e ag­giunge che a farsi strada nel mondo gli nuocevano la fama di far versi o l'in­flessibilità della sua colonna vertebrale. Ma sopratutto nelle sue lettere tratta degli avvenimenti politici del tempo, delle frequenti dimostrazioni politiche a Torino e in altri luoghi del Piemonte, delle sue poesie e particolarmente del Re Tentenna e gli manda il 15 novembre 1847 il Canto di guerra pei Tortonesi ,