Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1923>   pagina <674>
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Nino Cortese
raggiunse la sede molti giorni dopo. Infatti soltanto il 27 il Mu­rati scriveva al Oavaìgnae, che era in Calabria J'ai appello* a mon Oonseil <FÉtat l'intendant De Thomasis et? j'ai designò pour son successeur l'adjudant-commandant Coletta, ofncier plein de morite et d'instruction; il est connu de vous, et ;e désire que vous viviez dans la nieilleure intelligence. Il m'a paru ètre bien pénétré de eette necessitò, et il m'a bien promis qu'ìl ne vous donnerait jamais aucun sujet de vous plaindre de lui. Anssi suis-je d'avance tranquille sui? et objet (1) .
Di ciò che egli facesse come intendente 'irnostro c'informa minutamente nella sua autobiografia (2). Si trattava della pro­vincia più agitata* del regno, fra la costante minaccia del brigantaggio fomentato dagli Anglo-Siculi e dalla inciviltà dei costumi della regione, e il secolare disordine amministrativo in cui questa si trovava (3). Come commissario del governo nella provincia e tutore del popolo , decise di esser sempre dalla parte del popolo, senza contumacia però, e senza offesa al governo . Nel 1811 diede un nuovo piano amministrativo , che il ministro degl'interni con grave errore rese generale per tutto il regno l'anno seguente, e che dipoi fu conservato dai Borboni; volle che con giustizia si procedesse nella coscri­zione; quanto all'annona, per il primo osò spezzare gli an­tichi sistemi delle provviste , e tali benefiche conseguenze ebbe il suo pericoloso ordine che, venuta l'annata Napoletana col Murat nel 1810 per tentare la conquista della Sicilia, il li­bero commercio, da lui voluto con la minaccia delle proprie di­missioni, forni ben 40.000 razioni giornaliere di viveri; nei ri­guardi della pubblica istruzione accrebbe le scuole, propose la soppressione dei seminari, ma non l'ottenne perchè il re non volea questioni col papa e co' concili ; inoltre studiò il modo di ingrandire il porto di S. Venere e iniziò la strada di raccordo con Monteleone che, accresciuta di case, divenne la più grande e felice città delle due Calabrie: ma la inci­viltà degli abitanti opponevasi a' miglioramenti, e perciò, dopo pochi anni, quella città, trovata rozza, non potè contendere eolle
(3) Lettres et docc oitt, VUX, 32-3.
(2) Aneddoti, pp. XXXV1I-XLIIL
(3) Per lo condizioni della Calabria or. NINO. CORTESE, La Calabria Ul­teriore alla fine del sec. XVU1 (Napoli, 1921).