Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1923>   pagina <707>
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Pietro Colletta e la ma * Storia * 707
che davano la forza di altri mille e seicento uomini; ho resti­tuito alla Calabria i militi ed i fucilieri reali; ho incasinato in Messina un altro battaglione per farlo passare in Napoli; il reg­gimento Beai Palermo si sta preparando per la stessa marcia; mezzi di marina ed in generale mezzi di guerra ne sono stati spediti a dirupo. Il far più di questo sarebbe un'imprudenza bia­simevole non solamente, ma colposa. Sì sappia almeno che la Sicilia è in fermento, che il contenerla non è facìl cosa; che de' mezzi di marina non posso privarmi; e, se dopo ciò si vuol la fregata, si vogliono le cannoniere, e si vuol tutto il resto, tutto si darà, dappoiché il primo de' miei doveri e la prima delle mie inclinazioni si è l'obbedienza agli ordini del governo. Per ef­fetto di queste proteste non sarò io responsabile delle conse­guenze (1) . Né il ministro della guerra volle essere da meno; onde il Colletta gli rispondeva vivacemente: Bisogna bene in­tendersi sullo stato di Palermo e della Sicilia. Questa isola non è in aperta insurrezione, ma non è tranquilla; gli abitanti, e fra questi li Palermitani, distintamente non ci combattono, ma ci abborrono; le autorità sono più tosto sofferte che rispettate; e le leggi più tollerate che obbedite. Da questo stato a quello di aperta rivolta il passaggio è brevissimo, e perciò i rimedi par­ziali sono inefficaci; e si vuole un sistema generale ohe abbracci tutti i casi. Suppongo in prima il caso di pace. Nou si pensi di sminuire le truppe che or sono in Sicilia, se non solamente del battaglione del 3 leggero che si sta riunendo per passare in Napoli. Ogni altra diminuzione potrebbe esser fatale; come d'al­tronde conservar queste truppe per sei mesi nella Sicilia ed il dar regola a tutti i rami dell'amministrazione pubblica appor­terebbe l'esito certo e felice dell'intera pacificazione dell'isola e del sincero attaccamento a' nostri interessi. Passo a sopporre lo stato di guerra. Mille uomini in Palermo ristretti ne' forti, cin­quecento uomini in Trapani, e duemila e cinquecento in Messina e Siracusa m. la truppa che restar dovrebbe in Sicilia. Dovrebbe il resto far tfela per Napoli. .Se si lasciasse men di queste guar­nigioni i quatto punti sopraddetti non sarebbero guardala; e se se ne lasciasse poco di più, quel poco sarebbe inutile. I soli forti di Palermo non potrebbero contenere la città nell'obbedienza.; nò
(1) Lefcfc: dol Colletta al ministro della marina, Palermo, 4 dio. 1820, in RASN., Esteri, f. 4569.