Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1923>   pagina <709>
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Pietro Colletta e la sua * Storta * 700
Infatti era appunto il denaro quello ohe mancava; ed ecco come il nostro scriveva al ministro delle finanze: Più si va oltre, più la nostra finanza peggiora. Or si sta consumando T im­prestito delle centomila once fatto sulla città di Palermo. I tri­buti nella valle minore di Palermo istesso sono di così piccola importanza, dopo la riduzione del macinato e la sospensione del registro e della carta bollata, che non basterebbero alla metà delle spese, che deggiono erogarsi nella sola città, capitale. Quindi gl'impiegati, i pensionati, i creditori dello Stato, i pubblici sta­bilimenti, le opere di pietà sono affatto abbandonate. Questo stato non poteva esser durabile. Richiesi al luogotenente ge­nerale in Messina de' soccorsi, e pareva che potesse accordarne se egli ha l'esazione di sei valli, il prodotto dei sequestri e piccola massa di spese intrinseche. Con tutto ciò ha protestato e protesta che nulla può dare, perchè nulla esige a causa de' disordini della finanza. Io richiesi à. E. che tutti i cespiti finam-ziari dell'isola si concentrassero in un commissario del re, ma il progetto non meritò piena accoglienza: si crearono quattro commissari, non uno: alla finanza di sei valli si diede la dire­zione di Messina; a quella della settima valle la direzione di Palermo. Le cose rimasero tali quali erano: nulla la finanza po­teva guadagnare dal nuovo sistema. Se non sapremo uscire da questi disordini avremo de' momenti difficili, e finiremo per creare tanto malcontento da minacciare la tranquillità pubblica; che or­mai in Europa lo stato della finanza ò il più esatto termometro della tranquillità o delle rivoluzioni (1) . Ed ancora al ministro dell'interno: Qui tutto ò povero, tutto è finito; un paese col­pito dall'anarchia, dalla guerra e dai sequestri; un paese che la più gran pai contiene degli impiegati civili e delle truppe; un paese amico, anzi proprio a cui vogliamo innestare tutte le pra­tiche costituzionali; un paese, tal quale l'ho descritto, non può sostenere solo l'enorme peso dell'amministrazione generale. D'al­tronde queste sforzate separazioni alimentano l'idea e il desiderio della rivoluzione, mentre in Palermo la rivoluzione è finita, e non le manca che la finanza per ritornare ai felici tempi della sua perfetta tranquillità. Dello stato di Palermo feci esperienza giorni indietro. Le dicerie erano infinite; una nuova rivolta si credeva
(1) Lett del CoMefcfoal min, 4Ìfe> ÉM5i Indorino 4 Hip. 1820, in RASfcu Sdori, f. 4569.