Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1923>   pagina <712>
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Mita Cortese
dóè l'elezioni parrocchiali, sono finite, e nel miglior modo che potrebbe immaginarsi. La parte politica è quindi salvata. Le traccio dell'indipendenza Palermitana sono scomparse. Le unioni che potevano sostenerla son così divise, scisse e sregolate, che avrebbero bisogno di lungo tempo per riprender forma. La di­sciplina di questo corpo d'armata, se non resa perfetta, è fatta migliore; e V. S. ne ha -pi-uova nelle organizzazioni tranquille eseguite nello squadrone di Borbone. L'audace popolazione di Palermo è intimidita. II governo perciò è temuto e quindi ri­spettato. L'ainrainiuistrazione civile è messa in chiaro. Se ne co­noscono i difetti per poterli correggere e le risorse per trarne profitto. Ohe fo più. in Sicilia? Um mi asterebbe che strascinar la ratina miseramente; mentre che in Napoli si sta fortificando una frontiera sopra ordini da me lasciati. Veramente qui Pispettor generale del genio non è tranquillo. Io dimando formalmente a V. E. d'esser richiamato (1) .
Ha quali provvedimenti egli aveva creduto opportuni per la Sicilia? Dinanzi al quadro Iagrimevole d'elio; stato dell'isola, aveva sì vigorosamente gridato contro i disordini che vi esi­stevano o quelli che vi s'introducevano, ne aveva fatto toccare siffattamente con mano le conseguenze, che se i rimedi da lui proposti non si erano per anco applicati conveniva conchiudere: o che grande era la sventura di quel paese, o che non si eran letti quelli scritti . H Colletta protestava contro la triste sorte di Palermo esausta, su cui gravitavano una divisione attiva, molti corpi sedentanei, quantità di pensionisti, i trasporti marit­timi ed oltre a ciò tutti gl'impiegati alle amministrazioni della intera isola . Al principio di ottobre tutto era tranquillo iu Sicilia, tutfito era rimasto così perchè gli ottimi generali che vi avevan comandato si erano mostrati fermi nel credere che la rivoluzione era finita, ed avevano agito in conseguenza. Ha il governo si era ostinato a credere la rivoluzione permanente., ed assolvendone gli autori senza volerne obbliare gli effetti, aveva prodotto tale irritazione che, senza il destreggiar di quelli e senza la presenza di una truppa, piccola per numero ma foMò di opi­nione e di spirito- la sua credenza sarebbe divenuta verità. In­fine pareva che tutto fosse diretto a perpetuare lo stato di pre-
li) Mft, del Oollotta ni min. dulia guerra* >tuio 8 dìu- 1820 iu '** polùrta, f- 5.