Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO
anno <1923>   pagina <740>
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Nino Cortese
citato i liberali fiorentini a chiedere riforme al governo. Dipoi, nel gennaio 1831 ritornato da Parigi Guglielmo Libri entusiasta della rivoluzione ivi scoppiata, si pensò di sorprendere Leo­poldo n nel teatro della Pergola e di costringerla;; a firmare Io statuto. Il Capponi, interpellato, si mostrò contrario al progetto, ed espose le sue ragioni al Colletta. Questi da principio le trovava buone; ma, come infermo e per la estimazione grande di ch'egli godeva, era di continuo visitato da molti e persino dai più liberali tra gli stessi uomini del governo. A quei giorni convenivano presso di lui non pochi tra quelli che più si mo­stravano volenterosi di cose nuove, ne pochi altresì i quali, già conscii di ciò che allora si macchinasse, avversavano quei dise­gni. Ed egli tatti ascoltava ed a tutti rispondeva; e molto fi­dando come soldato e napoletano in quelle calde sue parole, mentre parevagli essere come arbitro che i più contrari tenesse a segno, era egli tirato senza avvedersene da coloro i quali cer­cavano far capitale del nome suo, e un poco forse anche del nome del Capponi. Venne per ultimo il Guerrazzi, che questi sino allora non conosceva: e, volendo risuscitare in altro modo il già fàl*-lito divisamente, e giudicando i Livornesi lievito buono a quella impresa, proponeva condurne a Firenze in carrozze di vetture a giorno dato un qualche numero perchè, trovando essi le cose quivi all'uopo digià disposte, a un tratto lacessèo scoppiare la mina. Le quali perchè al Colletta non parevano quelle mattie che al Capponi parevano, e importava a quest' ultimo sopra ogni cosa di fare aperte le intenzioni sue, dovette alla fine procu­rarsi una conversazione col Guerrazzi , che accettò subito tutte le sue osservazioni (1). Abbiamo creduto opportuno ripor­tare questa pagina dello storico fiorentino per correggere ciò che nei riguardi del Colletta scrisse poi il livornese, il quale sostenne che il nostro si mise a capo del moto, e delegò prima il Salva­glieli e dipoi lui per farlo trionfare. Ohe se egli non fu mai ri­voluzionario nella gioventù, poteva divenirlo pochi mesi prima della morte ! Senza dubbio anche per la Toscana, come già per Na-
tu'-nm nei ministero Fossonibroni itile autorfti di Livorno di lasciar tnttiqiiillo il barone sino u muto ohe avesse trovato1 un imbarco sicuro, e che il foinpo l'avesse peruiessj?! w>. G85r. Carte Tinbriani-PoeriQ in copia prusso NSfr '
) (Stivo Cfappom, Iticordl, in Scritti editi ed imrMk mt Marco Tnl)ar-riui (Firenze, G. Barbera, 1877), 11, 42-4