Rassegna storica del Risorgimento
LIBERALI ; TORINO ; CONGRESSI DEGLI SCIENZIATI
anno
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1923
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pagina
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747
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Il secondo Congresso degli Soìenziali mt
introducendo problemi di palpitante attualità; vi partecipavano anche letterati e poeti > e i letterati e i poeti sono sempre stati gli appassionati fautori e gli eloquenti interpreti delle idee pio" ardite e più belle. Cosi si poteva parlare di economia nelle aule dei congressi; si poteva parlare di politica nelle riunioni private e poi si trovò il modo, a Genova e Venezia specialmente, di fare anche nei discorsi e nelle scientifiche discussioni allusioni significative ed audaci. Così, in Italia, anche i congressi subivano l'influenza dei tempi
I principi ed i governi compresero ben presto quanto fosse facile passare dalle discussioni scientifiche a quelle economiche e politiche; di qui ostilità e diffidenza che giunse talora sino a far negare agli scienziati il permesso di recarsi alle riunioni. Ben diverso dall'atteggiamento di Gregorio XVI (1), del Duca di Modena (2) e del Be di Napoli (3), è quello di Leopoldo II, che favorì sinceramente e apertamente i congressi, e di Carlo Al
ti) Il pontefice impedì agli scienziati romani la partecipazione ai congressi.
(2) Francesco IV di Modena fin dal 1839 fece noto che non ora di suo gradimento elite: :Siioi sadditi intervenissero alle riunioni e mai volle ac.ro-glii'erte gli -scienziati nei suoi Stata-
(3) Ferdinando II non impedì ai suoi sudditi di recarsi alle rianioni, ma era anch'egli insospettito, faceva sorvegliare i congressisti e non desiderava affatto l'onore di ospitarli nei suoi Stati. Infatti molti scienziati avrebbero voluto fin dal 1842 sceglier Napoli a sede di un futuro Congresso; tua fu preferita Milano dovendosi tenere la riunione dove i dotti sapevano di essere ricevati (Archivio di Stato di Napoli. Carte degli affari esteri. Corrispondenza riservata. Fascio 3713), Nel 1843 si propose; Napoli per la Yl riunione e questa volta essa riscosse la quasi unanimità dei tfoti. Avendoàl irappresen-tante napoletano Grifeo segnalata la eventualità della scelta di Napoli, il governo pensò di distogliere gli scienziati dal farlo, ma tosto giunse la notizia della compiata votazione e allora si mise da parte ogni idea di opposizione. (Archivio di Napoli. Affari Esteri. Fascio 3713). Il consenso venne dunque non perchè fossero dileguati i timori e ciliari ta la natura della cosa (CAP-PBLLKrìt Austria e Toscana; Gap. VI), ma soltanto perchè il governo napoletano non voleva assumere una posizione di palese ostilità di fronte ai congressi.