Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; GIORNALISMO
anno <1914>   pagina <865>
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Il RUtori, nel suo periodico, Infiora di lodi gli estratti dalla opere migliori i.Ulto ZfKjolilrolìf * la (special JHMW di unall* che trottano' ài ooouomla, le quali tempra tono {opinate affidale del-1* uguaglianza dei beni o propugnano In libertà del commettilo. Lo ìSuechirolI invia al giornata votai, Apologie dell ragione trionfante madre di sentimenti nmnitarit Inni /beoni in onore di Washington e della sua libera terra. A volte* lieto della vita, il poeta canta d'amore e di giovinezza, a volte, assillato da indefinite quanto fu­riose inquietudini, desidera di veder precipitare il mondo; agile e spontaneo sempre, e perciò sempre bene accolto dal periodico che tanto ammirava negli scrittori qneste tue qualità.
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Durante quest' ultima collaborazione lo Zacchiroli. stanco anche dell'aria di Toscana, abbandonava Firenze. I filosofi milanesi, Bec­caria, Verri; Carini, Frisi, Carli, erano suoi carissimi ed egli volle recarsi a Milano appunto per rivederli. Ma dopo breve soggiorno, dopo aver messo in versi e. in prosa un suo litigioso amore per una certa Pèppina, aitine a lui se non altro nello strambo, decise di andare a Venezia, a godersi la gaudente compagnia del mar­chese Albergati ogni anno attratta per qualche mese dalla dolce laguna. La occupò i giorni recitando, tra gli applausi dì tutti, com­medie e tragedie e componendone anche qualcuna. Come autore drammatico però fa poco fortunato. .Ebbe la peggior sorte una eoa Giovanna D'Arco, che calcò le scene del San GriBostomo e fu ac­colta dal pubblico con fischi laceranti. Di più, nel momento so­lenne in cui la misera pulcella si avviava tristamente al rogo, uno della platea volle anche gridare che sarebbe stato meglio condarvi l'autore. Ma Fautore era proprio un bastardo della famiglia del poeti, come lo defluisce il Compagnoni, poiché non sapeva uè ir­ritarsi, uè tanto meno affliggersi, per questi lacrimevoli casi. Quella volta quindi, trovandosi per combinazione in prossimità del feroce censore, si preoccupò solo di quietarlo assicurandolo di avere già di sua mano bruciato l'esecrabile manoscritto.
È inutile dire, come anche a Venezia, lo Zuccuiroìi dedicasse molto tempo a dir male dell'Alfieri (fosco losco e non tosco se avessi pane non avresti tosco - gli rispondeva, come ognun sa