Rassegna storica del Risorgimento
"FIGLIUOLI DELLA GIOVINE ITALIA"; MUSOLINO BENEDETTO JUNIOR ; SE
anno
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1923
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pagina
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846
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46 Siuseppe Paladino
del Musolino è ricordata, e l'ipotesi che essi vi appartenessero si fonda soltanto sul carattere impresso alla medesima dal giovane calabrese e sulla necessità da lui predicata di propagarne i principii nell'esercito.
Oade opportuno infine a questo punto notare che per lo meno molto dubbia, malgrado la testimonianza lasciata dal Coppi e dar Silvio Spaventa, è la partecipazione di Giuseppe Massari ai figliuoli della Giovane Media,, m quanto che il nome del patriota pugliese non figura in alcun modo nel processo esistente (1).
Adunque la setta musoliniaaa ebbe fin da principio diramazioni assai deboli e la Polizia, col vigilarne Ù fondatore, ne ostacolò i progressi1, Quando poi, passato il turbine della rivoluzione e tornata la calma, il calabrese tentò di riprendere l'attività interrotta, sopraggiunsero le rivelazioni di Fortunato Lanata de Arigelis, che ne posero di nuovo in pericolo il successo.
Questo tipo banale di avventurière e vecchio arnese settario non merita di passare inosservato. Nato a Brancaleone di Seggio, antico sergente nell'esercito muratiano e poi nella Milizia provinciale di Calabria Ultra, accusato, sembra a tolto, di aver fatto morire il tenente, che comandava la compagnia, per prenderne il posto, diventò molti anni dopo la restaurazione frate questuante e paolotto. Affiliato alla Giovane Italia del Musolino nel marzo 1838 ad opera di Stefano Gemelli di Bianco, non tardò' a confidarlo all'Intendente di Reggio Lotti, il quale, credendo che fosse bene addentro nei segreti della setta, cercò di servirsene per scoprirne le propaggini nella provincia e in quella limitrofa di Messina. Pertanto lo inviò di là dal Faro con un pretesto qualsiasi, ma poco dopo, ricevutone ordine dal ministro Del Garretto, lo fece arrestare e lo spedì a Napoli, dove il frate venne rinchiuso nel carcere di S. Maria Apparente. "Vi rimase fino al' febbraio del '39 e ne uscì assolto completamente, poiché la Polizia non dette importanza alle sue rivelazioni ed anzi nel contegno del Lanata trovò, per dirla col commissario Marchese, che si occupò della faccenda, tutta l'aria di un'impostura . Troppo credula Polizia! ì particolari narrati dai frate circa l'organizzazione della setta cosi come si leggono negli atti ufficiali, i suoi precedenti ed ima lettera da lui scritta in carcere
(l.) Non mi tonane che confermare anll'argomento quanto già sortesi tn questa Hassegna (IX, 131-32),