Rassegna storica del Risorgimento

"FIGLIUOLI DELLA GIOVINE ITALIA"; MUSOLINO BENEDETTO JUNIOR ; SE
anno <1923>   pagina <847>
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Benedétto Musolìno, Luigi Settembrini, ecc. 84T
0 caftìta nelle inani dei custodi, nella quale, pur protestando per: ìdetenzione, ammetteva di aver menato condotta irregolare; tutto permette di ritenere che il Lanata fosse veramente iscritto ai Figliuoli della Giovane Malia, pur non avendo avuto ancora il tempo di penetrarne i segreti a causa della iniziazione troppo recente. L'autorità-, particolarmente il Ministero, ebbe fretta ad arrestarlo; se si fosse limitata a tenerlo d'occhio, il paolotto, che si era messo per la via delle rivelazioni, l'avrebbe percorsa tutta, ed avrebbe narrato gli andamenti della setta, tostochè ne fosse vennto a conoscenza. Disse egli infatti quando fu messo in carcere che si attendeva in Seggio un emissario proveniente da Catanzaro coi diplomi e le patenti di affiliazione e notizie e consigli circa la condotta da seguire. Aggiunse che i fratelli di Eeggio, un centinaio, non si erano riuniti Ehi allora per non de­stare sospetti-; ma1 -che attendevano, per muoversi, la morte di Luigi Filippo. Rivelò infine che nel maggio del '38 si sarebbe tenuto un congresso generale dei capi di tutta la penisola. È ÌStentG òhe il frat fu sottratto :-alja. circolazione mentre si era in pieno travaglio settario. Una Polizia più abile ed intelli­gente di quella borbonica, carpiti quei dati, avrebbe atteso un pò. prima di muoversi, avrebbe lasciato andare innanzi le cose e sarebbe intervenuta a tempo piò opportuno. Invece, coll'arre-staré prematuramente il rivelatore, fece comprendere che era a giorno di tutto, e i cospiratori si guardarono bene dal dare passi compromettenti. Era il secondo errore, in cui cadeva, dopo quello di non aver processato il Husolino per il disegno del suggello. Simili imprudenze e distrazioni da parte della Polizia si ripeterono più volte nel corso del processo, e la magistratura non mancò a suo tempo di rilevarlo.
Ma torno al racconto. Mentre il frate era in carcere, capitò a Napoli e venne a contatto col Musolino il veronese Giovanni Vincenti ex-attore della compagnia drammatica Bazzi, che gi­rava in lungo e in largo per l'Italia, spingendosi talora fuori dei confini in cerea di fortuna. Egli, dopo essere stato alcuni mesi a Livorno nel '37, si era diretto in Levante e di là era passato a Malta e poi in Sicilia. A Napoli rimase per nove mesi, rice­vendo assistenza dal colonnello Felice Wochinger addetto alla Guardia del He e frequentando, tra gli altri, Carlo Visetti im­piegato alla casa Sicard, il calabrese Ottavio Bilotta, studente di giurisprudenza, l'altro studente Giovanni Giacomi, il P. Gio-