Rassegna storica del Risorgimento

"FIGLIUOLI DELLA GIOVINE ITALIA"; MUSOLINO BENEDETTO JUNIOR ; SE
anno <1923>   pagina <848>
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848 Giuseppe Paladino
van Francesco da Bologna, primo sagrestano in Santa Chiara, Pietro Ferrefcfiij fratello del nunzio pontificio e futuro ministro costituzionale di Ferdinando II, il Direttore Generale al Mini­stero della Guerra Broccnetti, un Toilette ministro evangelico ed altri. Benedetto Musolino, che, come si è detto, sitava pro­prio allora riprendendo la sua attività cospiratrice, ma aveva dovuto sempre limitarla alle provineie del Mezzogiorno, vide nel Vincenti l'uomo, di cui aveva bisogno per far conoscere i Figliuoli della Giovane Italia nel resto della penisola. Lo fornì infatti di una copia del catechismo, autenticato dal Console Luo­gotenente Dittatore, la cui urina non riusciva a leggersi, e mu­nito del suggello relativo; di sette moduli di patenti, quattro per la nomina a generale di brigata (grado parificato a quello di Console) nelle provineie di Corsica, Sardegna settentrionale e meridionale e Venezia, dipendenti i primi tre dal generale di divisione di Genova (ossia Luogotenente dittatorio parziale) e l'ultimo da quello di Milano, e tre per la nomina ad Apostolo propagatore, tutte datate da Napoli con la solita firma inintel­ligibile e gli spazii in bianco per scrivervi i nomi degli eletti, e infine di un" Memorandum, assai interessante per noi, in cui, dopo aver accennato alle origini della associazione, si davano notizie del suo sviluppo nell'Italia meridionale. Dodici mila con­vertati si contavano nelle provineie del Mezzogiorno, secondo quel documento, oltre quelli di Sicilia e gli altri che si sareb­bero raccolti a Napoli, in Terra di Lavoro e in Puglia, dove la propaganda incontrava ostacoli nell'indole pacifica degli abitanti. Ma non solamente su gli affiliati veri e proprii si sarebbe po-Mtfeo contare al momento dell'azione; ai figliuoli della Giovane Italia si sarebbero allora uniti tutti i malcontenti, Che erano numerosissimi. Si passavano in rassegna nello scritto le forze contro le quali si sarebbe dovuto lottare, e se ne metteva in evidenza, da un punto di vista in verità troppo unilaterale, la debolezza sia come numero, sia come fedeltà. L'esercito di­ceva il Musolino odia il governo, perchè questo restringe. sempre più gli averi dei soldati e gli stipendii degli ufficiali, perchè preferisce gli Svizzeri ai nazionali, cambia spesso le uni­formi rovinando gli ufficiali costretti a vestirsi a loro spese e sottopone fetruppe a continue fatiche senza necessità.
Tutte cose vere, ma die non indebolirono sostanzialmente, almeno per allora, la compagine dell'esercito, come i fatti prò-