Rassegna storica del Risorgimento

"FIGLIUOLI DELLA GIOVINE ITALIA"; MUSOLINO BENEDETTO JUNIOR ; SE
anno <1923>   pagina <850>
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880- Giuseppe Paladino
abbassava fra le due parti della penisola, lontane ed ignare Pana dell'altra, e che può indurre in errore un osservatore superficiale circa la valutazione delle forze, di cui realmente disposero le as­sociazioni segrete, e conseguentemente del loro contributo effet­tivo al risorgimento nazionale. Lo stesso Mazzini soleva gonfiare i mezzi che erano a sua disposizione ed aveva ben ragione di farlo, ma non si debbono prendere alla lettera le sue afferma­zioni, come non si possono accettare in modo assoluto le cifre indicate dal Musolino per i suoi seguaci e per ehi gli stava di fronte. I dodicimila Figliuoli stélla Giovane Italia non esistevano, come tante altre cose, a cominciare dal Dittatore e dal Senato supremo, erano immaginarie nella setta, di cui ci stiamo occu­pando. Il calabrese riuscì a far breccia soltanto nell'animo di pochi amici, e la sua associazione fu scarsamente diffusa e non sempre ricca di elementi degni. Se il Vincenti, al quale il nostro cospiratore affidò un incarico tanto importante, deve conside­rarsi come un mezzo squilibrato egli, partito da Napoli, dovì tentò inutilmente di farsi ricevere nella Compagnia di G-estì, dopo aver peregrinato per mm igtbta- italiane, si recò a Ginevra* e lì abiurò il cattolicismo, finché, tornato in patria, si lasciò ar­restare e sorprendere carte compromettenti ; nessuno può dire che il Lanata fosse un elemento utile per la setta, e che fos­sero egualmente degni di starvi anche altri, di cui faremo su­bito conoscenza.
I Figliuoli della G-iomne IlaMa erano dunque poco numerosi, quando la Polizia riuscì a porre le mani su di essi in maniera, definitiva. La scoperta, fu, manco a dirlo, il risultato di una doppia serie di rivelazioni: una in Calabria e una a Napoli. Nella capitale fornì preziose informazioni il ventitreenne Dome­nico Seiplini, proprietario di Bagnara. Egli scrisse al ministro Del Carretto, esibendosi a palesare quanto sapeva, e al Com­missario Marchese consegnò il 30 gennaio '39 una copia del catechismo, la patente della sua nomina a Delegato Istitutore di propaganda nei cantoni di Reggio e Palmi avvenuta il 22 settembre dell'anno innanzi, un'altra simile per Giacomo Danaro di Bagnara da servire nella provincia di Val Demone (Sicilia) con la data del 21 novembre 1838, cento moduli per patenti in bianco, un foglio con la parola d'ordine da valere peri conver­titi, l'indicazione dell'inchiostro simpatico usato nella corrispon­denza e del reagente, che occorreva per scoprire i caratteri,