Rassegna storica del Risorgimento
"FIGLIUOLI DELLA GIOVINE ITALIA"; MUSOLINO BENEDETTO JUNIOR ; SE
anno
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1923
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pagina
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851
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Benedetto Musolino, Luigi Settembrini, ecc. 861
T indirizzo, a cui si faceva scrivere il Mugolino (Angelina Modw-àno), e alcune lettere, di cui due di pugno del medesimo, ed una, che, come poi si conobbe, era stata vergata dai Settembrini, Quest'ultima con la data 10 gennaio 1839, conservata agli atti, si compone di due parti: una in chiaro con cose indifferenti e un'altra in inchiostro simpatico, che parla della propaganda settaria in Calabria e nella provincia di Catanzaro, donde la lettera proveniva, in ispecie. "Vi si nomina Domenico Colelli ex-guardia (V onore .Meastro, iniziato nel municipio di Bianchi (Cosenza) e latitante per omicidio. Si accenna alla diffusione dei Figliuoli, della Giovane Italia a Catanzaro, Cotrone, Monteleonej s-i deplora la mancanza di diplomi; si raccomanda di agire cautamente, poiché le Autorità stavano all'erta. Il delatore disse di aver avuto dai Musolino tutte quelle carte, salvo la lettera del Settembrini, che aveva destramente ritirato dalla Posta, e aggiunse che il suo conterraneo avevagli dato anche una lettera di presentazione per l'altro calabrese Vincenzo Granchi, espulso come settario e residente a Roma, dove avrebbe dovuto adoperarsi a diffondere l'Associazione. Senonchè, non essendo partito, la lettera rimase nelle sue mani, e lo Seiplini potè esibirla al Marchese, il quale, dopo averla scorsa con lo sguardo, gliela restituì senza prenderne copia e farne neppure menzione nel verbale. Forse il commissario si riprometteva di mandare il delatore a Roma a eseguirvi indagini sulla setta con l'aiuto della lettera, forse anche non volle suscitare sospetti nel Musolino nel caso che, chiedendola allo Seiplini, questi non gliela potesse dare. Certo è che ÉÌÉQ-cumento rimase al delatore, costui non andò dove si era dise- guato di mandarlo, le ricerche non si fecero perchè il Granchi erasi messo al servizio di altro governo come spia, e la lettela, che avrebbe portato un grave elemento di convinzione contro il capo della setta, non fu più ritrovata e non potò alligarsi agli atti con non poca meravìglia dei .magistrati (l).
Oltre le earte esibite dallo Seiplini, cadde in mano della Polizia verso la stessa epoca un'altra lettera del Musolino a (Giacomo Danaro: in Bagnala, che si riferiva, come le precedenti, alla propaganda, mentre un dossier ben più importante si an-
(1) li i?aaeli tornò pia -tordi noi Regno e partecipa siila congiuro dei (Jhbrt>*i; ili etti parla il fancnati tfwMmtoifà' JJ ed il suo regno, Napoli, 1884, pp. 61-62-