Rassegna storica del Risorgimento

PEDERZOLLI GIUSEPPE IPPOLITO ; ROSSINI GIOACCHINO
anno <1924>   pagina <202>
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gli anni successiva Inutilmente però, jgetéM Governodi! Viennanon accordò mai il suo consenso, anzi negli stessi anni -vietò alla Società Triestina di Mi­nerva di accettare l'invito di partecipare al congresso di Lucca. Solo due anni òr sono, dopo il trionfo delle nostre armi a Vittorio Veneto, l'antico voto poteva avverarsi e Trieste aceogHeva TX! Éflipg della Società; 'Miti) per il poi gresso delle Scienze.
ERSILIO MICHEL.
A. LUCARELLI, // sergente Romano, Notizie e documenti riguardanti la reazione e li brigantaggio pugliese del 1860, Bari, Soc. tip. pugliese, 1922, pp. 213, L. 11.
Questo libro, ricavato da fonti inedite e inesplorate degli Archivi regio­nali (provinciali e comunali), porta un contributo veramente notevole alla storia del Brigantaggio nelle Provincie meridionali.
Premessi rapidi cenni sull'ambiente pugliese e sulle cause che determma-rono l'origine e lo sviluppo del brigantaggio dopo la caduta della dinastia bor­bonica, il Lucarelli tratta dell'organizzazione delle bande in Puglia, e partico­larmente poi a Gioia del Colle, che fu uno dei più attivi focolai di reazione, e poi con ampiezza, elle può sembrare anche eccessiva, riferisce gli episodi sanguinosi della guerra civile che si combattè per- circa tre anni tra i briganti da una parte, e i liberali, i soldati dall'esercito regolare e i militi della Guardia Nazionale dall'altra.
In questa lotta lunga, aspra, feroce doveva particolarmente distinguersi, nel campo brigantesco, Pasquale Domenico Romano di Gioia del Colle, giovane sui treni' anni, di bella presenza, già sergente nell' esercito borbonico, che si differenzia dagli altri volgari condottieri, .fer lo * Bontadini e piasttorij:, sbandati o delinquenti, evasi dalle prigioni ed insigniti di ridicoli gradì' mi­litari, che pullularono in quegli anni nelle varie regioni dell' abbattuto Stato borbonico. 11 Lucarelli, valendosi delle testimonianze sicure dei documenti, pone questo famoso capobanda nella sua giusta linee, dimostra come egli, diverso dal Crocco, dal Ninco-dNanco e da altri famigerati' briganti, albergasse i* cuori sen­timenti gentili, avesse una spiccata tendenza mistica ef sopratuttoy. non agisse per desiderio di guadagno o per sete di sangue, ma solo per ragioni di natura politica, per la fedeltà che aveva giurato allo spodestato re Francesco.
L'ex sergente borbonico, che sì promosse da se stesso al grado di mag­giore, a poco a poco, ma in breve tempo, per la fama che levò di sé, raccolse una delle più terribili e agguerrite compagnie di briganti;tìfattene delle più nu­merose, contando nell'agosto-dicembre i86a circa duecento uomini: baresi elee-