Rassegna storica del Risorgimento
1850-1851 ; TOSCANA ;"STATUTO (LO)"; GIORNALISMO
anno
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1914
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pagina
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899
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li f/i(i io slatutn, m, Aun
scnsu j>tìrtiuxtnrw ni l'imo né l'altra. Saltammo pie nari dui governi dispotici od antinazionali... governi liberi e nazionali sema preparuziouo alcuna. Non e dunque mera viglia se qaeato rapido passaggio dal niente quasi diremmo al tetto, dalie tene* bre alla luce, dall'inerzia al moto, introduceva nella penatola una rprofondn perturbazione, ohe andava sempre crescendo di mano in mano ohe crescevano le resistenze interne ed esterne, occulte
* o palesi alla impresa magnifica della riforma, clic in breve ora rinnovava la patria italiana...
Nobili, giusti* e profetiche del pari le parole colle quali incominciava ufi articolo del 29 maggio, i} AUe follìe popolari succe- dono le follie governative tanto meno degne di scusa : che se 5 le prime ebbero per loro l'inesperienza della vita politica, il ra-
* pid.0 succedersi dei fatti, l'entusiasmo delle passioni, sono con-4 danna alle seconde la provata impotenza dei vecchi sistemi, le concessioni fatte, le ipocrisie che si adoprano per ritrattarle. Que- sta non è politica conservatrice : è proseguimento di rivoluzione.., <* Solo il Piemonte procede animoso e costante nella sua via;:no? buissimo esempio al mondo di lealtà e di senno .' E qui è rilevante come lo statuto approvi il giudizio contro Monsignor Fran-soni, arcivescovo di Torino, che necessità suprema di stato imponeva.
Il Piemonte progrediva sempre sulla Via della libertà, e la Toscana stipulava coli'Austria la convenzione vergognosa che il Monitore annunciava il 22 aprile del 1:850.* Stabiliva: la continuazione indeterminata della occupazione con 10 000 Austriaci, dei quali la Toscana assumeva le spese di vitto e di alloggio e le indennità di campagna , convenendo che l'atto non potesse venir rescisso che ,di comune accordo. Lo Statuto n'era fortemente commosso: Mal si discute, esclamava, quando l'animo è stretto tra gli affetti che chiedono forti parole, eile considerazioni di;saviézza che le sconsigliano; allora miglior consiglio è il silenzio... Ciò impone al giornale nuovi e più sacri doveri che noi compiremo con fermezza e coraggio, non abbandonando i principi che di- fendemmo fin ora, e difenderemo pur sempre-.. Se il governo non ci ascolta parleremo al paese, e la fede che abbiamo cer-
ìf. .13?,- 171.
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