Rassegna storica del Risorgimento
1831 ; FORL? ; SANTARELLI ANTON FRANCESCO ; STATO PONTIFICIO
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1924
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261
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Il forlivese Anton Francesco Santarelli ece. 261
conforme alla verità, nulla mai potrebbe dissuaderlo. Dichiarò di mera-viglia, d'altra parte, che, assicurando noi essere la maggioranza della popolazione della provincia di Forlì composta di buoni cittadini, non sapessero questi, col loro maggior numeip., sostenere irSoverno, e comprimere t tristi; Affermò inoltre di tnvigHafsi grandemente che quelli stessi, che il Governo conosceva a se medesimo affezionati per opinione, insorgessero a criticarne ogni atto, e Facessero diluviare in Roma reclami. Quanta opportunità eli esporre luminose verità, non ci deriva/va da queste dichiarazioni e lamentanze dell'Em.za Sua! Noi né approfittammo, ma con quella avvedutezza, che doveva essere la nostra guida, per non rimanere allucinati da parole che, lungi dall'apparire sincere, potessero dirigersi ad accorte esplorazioni. Non ci restammo dal rispondere che il Governo, con tale opinione, faceva ingiustizia a quella parte dei suoi sudditi che voleva il governo di S. Chiesa; che se anche questi si arrogavano di far censure, era da supporre che gli atti del GoveenOi si allontanassero veramente dalla tendenza generale; e che* tali circor stanzéj dovevano indurre il Governo ad effettuare subito le promesse fette, e a restituire, con savia legislazione e altri saggi provvedimenti, la fiducia dei sudditi nel Principe. Sostenemmo quindi-che bella eìskura strada a tanto fine- era quella di sentire i voti delle province : aggiungemmo potersi, a tale scopo, o chiamare deputati permanenti in Roma, ovvero accordare ai Consigli Provinciali, da istituirsi immediatamente, a norma dell' Editto 5 luglio, l'attribuzione straordinaria di manifestare al Governo i bisogni delle provincie e proporre riforme. Affermammo essere questo mezzo fecondo di risultati, avvicinando la popolazione al Principe, e còsi appianando il cammino al ristabilimento dell'ordine. L'Em.za Sua protestò che darebbe la maggior parte del suo sangue per giungere a tale meta; e disse che la idea delle; deputazioni a Roma allo scopo suddetto era stata nei suoi divisamenti* e che l'aveva sostenuta vivamente: ma che l'aveva poi dovuta abbandonare per inneibili opposizioni incontrate, temendosi di portare in Roma la rivoluzione o i semi della medesima. Ribattemmo talli", argomenti, facilissimi certamente a combattersi, e pregammo l'EiiLza Sua che volesse fare rivivere quell'idea: U: che pareva1, agevole oggi, che dalle provincie essa veniva,, ;eon spedale istanza, -àf* facciata come mezzo benefico in tanta imponenza di cose. Su di che nòi'j andavamo riportando il discorso la piò insistente preghiera, tanto più che potevasi conoscere che piegavasi l'animo dell' Em.za Sua. Infine, il Cardinale disse che, se non le deputazione reobesi accordare* con apev eiali istruzioni, che i '(S'ansigli Provinciali, nelle IOKO sedute,- -avessero facoltà di esternare i bisogni delle popolazioni e proporre le riforme da