Rassegna storica del Risorgimento

1831 ; FORL? ; SANTARELLI ANTON FRANCESCO ; STATO PONTIFICIO
anno <1924>   pagina <263>
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// forlivese Anton Francesco Santarelli ecc. 263
dimenici e solo potersi .concludere d*e>, sostanza, olà non si vuole il governo dei preti. A tanto impeto ili'- querele, ceJtàSìente jjentimmQ Ppito difrlcate e penoso èira il eompito nostro di rispondere: e tanto più lo era, perchè all'odio della missione delle tre provinde univasi tanto sinistra prevenzione contro la nostra dttà in ispede; Mi feci io, come meglio potei, a dileguare questa funestissima nebbia* cercando, col stri-cerare il carattere di molte cose, di temperare l'animo del Cardinale, e di indurlo ad aceordard benigno orecchio, ndla somma di tutte le cosci Così dissi (e mi tremavano! i polsi nel parlare):;"volesse l'Em-za Sua <3gjir siderare che le rivoluzioni hanno terribili conseguenza ger loro natura: tutta Europa, comprese le più forti nazioni, esperimentarlo: non dolersi,, né potersi il fallo di pochissimi dell' infima plebe estendere a mollig 'S meno alla generalità; avere la città tutta detestati gli eccessi avvenuti, e le onte fatte ai migliori magistrati: mantenersi vivo questo sentimento, ed assai energicamente; essere in errore affermando che colà si soglia, distruggere il governo della Chiesa; dominare, invece: nell'animo di quella popolazione molto timore e molta diffidenza, a cagione di rèGentt avvenimenti: forse a torto, ma dominare; giudicarsi fla dalla riforma emanata (1) anche le altre riforme promesse, parendo a gran parte ''k non sia quella prima riforma concessa conforme alle promesse fatte; ;esr-sere la diffidenza popolare un male da potersi superare soltanto da parte del Governo: appartenere alla sagacia del Principe il rimettere la pub-'blica fiducia. Dopo queste parole, che aveva ascoltate volenteroso. l'Emi-nentissimo chiese quali crederemmo essere mezzi opportuni; a tale; scopo. Rispondemmo* doversi, a nostro;. *asSwso. prima di tutto rialzare lo spi­rito e- confortare il cuore dei buoni e di chi possiede la forza morale; non doversi, ad un teai'po badare a temporaneo sacrificio, per provve­dere alla pubblica miseria, la quale conduce molti., è fcmasi tutti quelli che la profano d associarsi ai perturbatori, onde trovare poi nel disor­dine un qualche guadagno} i buoni prestamente si rinÉanenerdfebero, quando saggie e sicure istituzioni, quando riforme Indicali;., e un géjSP] rale sistema imiforrtjfe di legislazione ed amministrazione stabilissero, una forma di govèrno non intricata* non misteriosa, ma dignitosa, ferma e leale, e mercè cui st sapesse essere la libertà perdonale e la proprietà garantite; quando i pubblici impieghi si affidassero a probi e dotti ina>-gistrati, dietro conveniente onorario,, e non a uomM affamati e ignoranti di cui si vanno caricando le nostre Provincie, e che riescono i più fu-
(1) È quella contenuta ne( d;t. Editto di Segreteria di Stato del .5 luglio 1831,