Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DEMOCRAZIA ; DOLFI GIUSEPPE ; SIENA
anno <1924>   pagina <387>
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Pietro Óoltelkt e ta am Storia * 387
gioii non è pia al li fuori di noi, ma in noi, ed è il motore vero della nostra esistenza. Invece nella Storia c'è i roppo pragmatismo, si fa il processo a troppe persone! Tiranni e saggi governanÉ: ce li vediamo dinanzi succedersi turbinosamente, e al di sotto, ora desta, ora sonnecchiante, una ragione di popolo che in fondo non sappiamo cosa sia; si cerca di assodare quale contri­buto abbiano apportato alla felicità, del popolo i singoli re: ma, nella sostanza, di tutti c'è a dir qualche difetto, e il famoso progresso non si sa come si attui, se è possibile retrocedere nel cammino della civiltà. Voltaire partiva da una condizione di incipiente felicità: il suo elogio all'avvenire guidato dalla filo­sofia era logico; e diveuiva così loglfóa anche la rivoluzione che doveva affrettare l'alt rimenti lento sviluppo delie istituzioni. TI Gol-letta invece parte da un presente miserevole: e eoi dichiarare dan­nose le rivoluzioni e coll'aspettare tutto da un uomo che la Prov­videnza avrebbe pur mandato un giorno a Napoli, rimanendo razionalista toglie ogni logicità a tutto il sistema. La filosofia del SPC. XVIH diviene-uua non civiltà , ed ha apportato gravi malanni all'Europa intiera, perchè ha posto fine al rifor­mismo, pel quale ci .ggjgpjglt'mo al benessere l'illuminismo di Napoleone ha rimesso le cose a posto; ina di nuovo le ha di­strutte la reazione del 1815; e quando tutto sembrava che andasse pel meglio, eceò un'altra volta perdutala pace ed il conquistato benessere per opera di una seconda rivoluzione che ha inter­rotto il progresso . La storia del see. XYffl e quella dei primi anni del secolo seguente pl antesa. Quanto più giu­stamente il Pagano aveva detto poco prima di morire: Cre­deva inutile ogni difesa; per conti una malvagità di uomini e tirannia di governo gli era odiosa la vita, sperava pace dopo la morte (1) . Non era proprio la fede quella che a lui era mancata; fede in un'epoca di felicità per la sua patria. Or'è appunto questa fede che sembra manchi nelle pagine del Col­letto, pfè non si parla altro che di intrighi, di inganni, di buone istituzioni trcse vane ben presto; e dove il caso fa le sue apparizioni, complicando tutto e lasciando i maggiori dubbi nel­l'animo del lettore. Più si fa il moralista, più si perde l'entu­siasmo; piti Si tèerca -4i tessei' critico, piti si estranea da noi stessi l'oggetto della nostra critica Sembra quasi che il nostro fac­
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