Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DEMOCRAZIA ; DOLFI GIUSEPPE ; SIENA
anno <1924>   pagina <389>
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quasi quietista e quindi giimtament; il Mazziai lift nxuproverava per la sua strema freddezza, sì càe per tfe trjtòfc vtie na­poletane domandava la penna MiEtó(K>1 JSfe- meno giustamente osservava il Tominaseo 'k ttìtto il suo malore parava dalla testare non dal piStOì iW*t che Fautore avesse rivolto tutta la sua attenzione; m alle cose da du-e ma al mod coinè dirle. Il lina Unente il De Sanctis poteva concludere ehè nM!;à non v'era alcuna profondità tilos'oia, m le,fpendola, la mente non si appagava. In realtà l'opera del bolletta distrugge, non crea; FauMtfe- pale troppe volse in cattedra, e troppe lezioni di morale impartisce ai suoi contemporanei, si 4lié'travisa del tutto il significato ed il valore della storia. Studiando attentamente l'opera, sembra quasi di veìgiÉfe psvtoe cliì un palazzo, e non il palazzo stesso* uè appar chiaro come queste rovine possano da ini momento giàl'alfcro risollevarsi e formare un'altra volta .il bel palazzo, a meno di non pMffip all'opera di un braOìr-chMetto, o in sua assenza al destila, al caso, alla frowidenzaj elle facciano il miracolo.
Acutaineiifce il Botta 'dmemx osservato che il Colletta-aveva voluto ti'oppo taeitegarèt, e infatti: 'gll dal grande scrittore latino prende ciò che] fi 1J di più caduco. Seriore il Qwm: Tacito, in preda al suo pathos etico-trag4w{talvolta al suo etico retorismo, fece assai spesso poesia in cambio di storia, ea ratterologia morale in cambio di racconto ftlpsoueOj e perwliì tanti ingegni a una fallace, idea dell'ufficio della Sfiorai, sicché i forti propositi di isaeitàsmo ilgón0, m solito come segno a cui si riconosce un'effettiva debolezza di senso storico (1) . Questo avvenne U eteta ma egli parla di contemporanei ehe ancor vivono; parìa dei Borboni che (regnano in Napoli; di Guglielmo Pepe>, di Oarraséosàì, li Borrelli, di Oanosa che sono in esilio; J* pur tuttfi sófia'Ono per le loro idee? di Murat efesia-1 cora ha molti difensori MMitàtog/M Meciardi, di f*ée non sono inortfr Ed è; logico.- ohe ttìtta' fùlSSqi :difeudano dalle, -m* cuse che un'opera cosi sevéSMrie maestosa tributa loro, senza differenza di sorfilteO le memorie degli uni, ;S i saiggi degli altri- e tutti proclamano a viva vòeè tìtè la Btiilm ausa, mfee di Menzogne. Né si contentano di <: ma,, ricadendo nell'eccesso opposto, diventano ancor essi dei moralisti, rivangano la vita
(1) B. Ortoca, Storia della Htorlografùh t. t