Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DEMOCRAZIA ; DOLFI GIUSEPPE ; SIENA
anno <1924>   pagina <391>
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Pietro CòMelia fa ma Sforia 391
flagelli della tirannide.; Vindugio ai disegni virtuosi, non mai l'abbandono; e le armi pronte, l'ingegno desto, e il buon volere ohe ratto scoppia, K però i Napolitani appariranno, facili ad im­prendere, svogliati a mantenere, tristi ne' preeipMj ma pieni dell'avvenire, speranza d'Italia, popolo che amèenià costumi civilissimi e barbari. E questo importa dimostrare a quelle genti, acciò nj>n sUnebriando delle proprie lodi, non durino ne' falli del passato, nò rimproverate più che non si debbe ad infelici, credano sé deboli alle imprese/,;>g si addormentino come dispe­rati prigionieri sulle catene (1) . È non poteva difendersi piti efficacemente.
Per lui storia è azione, cioè politica. E l'opera sua rag­giunse il fine voluto dall'autore. Dopo il 1821 Io scetticismo as­salì molti italiani, che, come già a Napoli nel 1799, rassegnati si fecero uccidere in Grecia o in Ispagna pel trionfo della libertà. In­vece il Caletta trasfuse tutto il proprio ardore nelle pagine del suo libro, e respinse ogni pessimismo dal proprio animo (2). Sì che, se l'aver identificato il proprio pathos in pathos universale è la "jfcera ragione che rese la Storia non storia, trasformandola in un libro di settecentesca morale politica, ancÉs-la lefa ragione per la quale l'opera sua acquistò grande importanza. H Capponi poteva scrivere di lui: Di pochi scrittori l'effigie dell'animo è tanto scolpita nelle opere loro, come quella del Colletta è nelle Istorie. In esse i pensieri di tutta la vita sua; egli effetti e i dolori e le speranze compresse, e gli alti disegni, e una fi­ducia indomabile,..e 0 idoli tutti della mente.... pel suo mger-gno] era affatto singotaCj -è viepifi mirabile a' dì nostri,.- .una coerenza, un accordo di tutte le parti, una sintesi, per così dire,: formatasi in lui dal poco vagare col pensiero sulle dottrine in­stabili e i mal fidati sistemi de' teorici, avendoegii senapre più fatto che Ietto, e le cose da lui vedute in sé riflettendo, e senza soccorso d'altrui scienza, da sé giudicandole con franca lealtà.
(1) Dalla cltt. ÌH;fcro<ln/,ioiH.* u Ila Storia. Cfr. - >ÌHP0H tPtò* dt~ j Col­letta pp. 227-8.
(2) Così si spiega il giudizio -In djttdir fitti Cn/ndi del Leopardi: Ti elico all'orecchio ohe niente mi è piaciuto, ba ;mMèsiina oterna, ormai non soppor­tabile, melanconia: gli stossi argomenti: nessuna ideo, nessun connetto nuovo: tristezza affettata . Cfr. lettera al ('apponi. Firenze 12 maggio 1831, in G> fl.Kfr-po.: lettere, I, 882.