Rassegna storica del Risorgimento
1860 ; DEMOCRAZIA ; DOLFI GIUSEPPE ; SIENA
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1924
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Nino QrtHA
regolari, alcuni gli servirono ad un modo, gli altri aé uu altro, ma parlo del complesso tuttQjfcfoe è general mente sgrammaticafco.
L'autore si è corretto un poco a questo proposito negli alatimi volumi, ma i primi, massime il primo, non sono tollerabili. Si vede iu tutto il contesto del suo stile, oltre gli errori di lingua e di grammatica, che non vi h alcuna agevolezza, alcuna spontaneità, alcuna naturalezza, ma uuo sforzo vi domina ed una durezza continua: e bisogna dire vi abbia sudato orribilmente. Insomma, il suo stile non è già ferreo, ma plumbeo. Oirca la. materia l'ordine mi pare commendabile. Solamente òfóroppo spesso interrotto da dissertazioni o politiche o lilosofiche, o stratègiche; le strategiche massimamente si leggono sino al fastidio. Si scorge che l'autore volle far pompa del sapere di guerra. Le lunghe e frequenti riflessioni sulla filosofia sulla politica sono il difetto della scuola storica napoletana moderna, massime del Delfico o quello delle Rivolnziom di Napoli del Onoco. Il Colletta vi aggiunge le strategiche. Questi dottori della strategia e questa grande saccenteria di guerra per ÌSMIÈÉQ, di cui Folard, lomini, Colletta e simili danno esempio, mi fanno ridere. Bella strategia è stata quella, per mia fé', del Colletta, che immaginò e diresse sotto Gioacchino Murai la guerra del 1815 contro gli Austriaci: perocché, mentre i Napoletani imprudentemente si sprolungàjano per la Terra di Lavoro verso la campagna di Roma, li Austriaci, traversati gli Abruzzi, già si calavano loro alle spalle verso Napoli.
Poi viene il dottorarne di ehi perde: oh! se si fosse fatto questo, oh! se si fosse fatto quello. Eh, signori miei, Dio sa ciò che sarebbe succeduto, se si fosse fatto questo o se si fosse fatto quello! Buonaparte non scrisse trattati di strategia, ma vinse le battaglie, e si bell'ava dei dottori strategici. Lo riflessioni dell'autore sulla malignità degli uomini, sulla corruzione delle Corti, Sulle sporcizie della polizia, sono pure la maggior parte veie ma seminate troppo pih frequentemente che si conviene, e quel voler fare il Tacito ad ogni momento viene fastidioso. I lamenti sulla corruzione delle Corti non sono nuove, Petrarca ne abbonda, il buon Tasso lo predica, chi non ne parla o non ne scrive? Tutte sono corrotto, secondo il Colletta, eccettuata quella di Gioacchino forse, peroéìiO". contro di lei non si scaglia. Qnsea la polizia Biessuno ertamente era capace di parlare meglio del generale Colletta che fu sempre mescolato in quella di Gioae-