Rassegna storica del Risorgimento
MENICHETTI TITO ; GUERRAZZI FRANCESCO DOMENICO
anno
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1924
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pagina
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525
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Recensioni
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I-c parole melliflue e piene (Ij compunzione co. )e quali il Salvotti rileva il loro pentimento per jaiplurare dalla Somma Clemenza (!) la commutazione della pena di morte, nella quale sarebbero incorsi pel reato, di alto tradimento di cai erano confessi, è ben un amaro scherno sulle labbra del carnefice per le sue vittime, e ci fanno sentite ancor più vivo l'orrore peri processi del '21. 11 contributo che jpAu- shà recato alla storia di essi pubblicando quasi nella sua integrità Ja Relazione del giudice inquirente è quindi veramente della massima importanza
(pp. 49-174)>
IV
Non poteva mancare nella Miscellanea un ricordò particolare di Giovita Scalvini, di G. Battista Passerini e dei fratelli Camillo e Filippo Ugoni salvatisi a tempo e quasi miracolosamente con la fnga dagli orrori dello Spielberg, ma provati a tutti i dolori di un lungo esilio. Di Giovila Scali/ini ci narra la vita GUIDO RUSTICO (pp. 273-333) soffermandosi specialmente sulla fuga < Brescia nel 1S22 e sulle vicende dolorose dell'esilio protrattosi per 16 anni. Saputo Agresto del Mompiaui, l'Arrivabene deliberò di espatriare ed indusse a seguirlo lo Scalvini e Camillo Ugoni. La Polizia rimase molto disgustata della corbellatura e cercò di inseguire il fuggitivo o quanto meno di scoprirne i complici:, è: ne ebbe l'incarico il delegato Breboia, che alla sua volta lo affidava al commissario Sal-vetti. E della relazione del Brebbia allo Strassoldo, già in parte nota per il riassunto che ne fece il Garbelli nel 1899 evidentemente sfuggito all'A (1) si giova questi per seguire i fuggiaschi tappa per tappa, finché riuscirono a sconfinare nella Svizzera. Erano salvi; ma allora appunto cominciarono i dolori dell'esilio, che per lo Scalvini, senza mezzi di fortuna., furono anche più acuti. Dopo sette anni di peregrinazioni dalla Svizzera,, alla Francia, all'Inghilterra e di nuovo in Francia a Parigi, trovò finalmente conforto nell'ospitale castello di Gaesbeeefc presso l'Arconati, Ma, quanta melanconia nella lettera scritta da Parigi all'Arrivacene! Invero il venire a Gaesbeeck comincia a darmi qualche pensiero per quel dilètto in cui sonò d'agni '6osa> onde decentemente apparire in un ea- stello che colle rimembranze degli antichi e la presenza dei nuovi .abitatori!) j umilia interamente: l'animo del povero plebeo. Non ho calzoni di state, un sol paio d'inverno degli stracci invero ne ho abbastanza è.mi con-
verrà comperare mutande, gilet, stivali, scarpe, né ho alcun abito da casa, e se vuoi, tutti sono di casa, e anche la parrucca ora è assai sparpagliata . Soggiornò colà visitando paesi: ie lavorando fino al 1838 quando l'amnistia dell'Austria gli riapri la via d'Italia; ritornò al suo Botticino, ma SÌ senz'più straniero che mai. Ed ebbe ancora unltfrna fefM5ionel La. Polizia, non ritenendolo ancora scevro da sospetti;, se non si oppose alla sua nomina a Bibliotecario della Quiriniana a cui nel J841 aspirava, non diede però parere favorevole ed il Municipio naturai mente)! -" lo pospose al Vice Bibliotecario. Dopo due anni affranto dagli anni e dai dolori soccombeva.
(1) Mei cinquantenario delle X Giornale, Broncia, 1899. lotliuto di Arti Grafiche, Bergamo, pp. 45.45.