Rassegna storica del Risorgimento
1833 ; DIPLOMAZIA ; PIEMONTE ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; S
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1924
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577
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La cospirazione piemontesi: del 1833 577
sx rimette all'arbitrio di monsignor Arcivescovo di procedere si o 0 alla sentenza; come vuole onninamente vi proceda nel caso che la delinquenza fosse ritrovata meritevole dell'ultimo supplizio (1).
Finalmente si giunse agli interrogatori del Gioberti. L'incaricato d'affari pontificio ne ebbe notizia; sebbene non fosse esattamente informato della data precisa; era però trapelato che gli interrogatori., ai quali la commissione aveva dato la precedenza per raccogliere eventuali elementi a carico del obewii, avevano autorizzato i giudici a ritenere che le sue suggestioni, avessero indotto qualcuno dei giovinastri ad entrare nel complotto (2)..
La posizione giuridica deflfoeetisato si presentava dunque assai pericolosa. E anche rpié ;gpve risultava a Roma, almeno per quanto si desume dalla risposta a un nuov quesito che il Gizzi poneva sulla immunità" ecclesiastica. Le istruzioni del Bernetti per l'arcivescovo di Torino e per l'incaricato, d'affari si riferivano al caso che la commissione di guerra partecipasse gli atti del processo all'autorità ecclesiastica. Ma se il Gioberti, come reo di delitto di stato, venisse giudicato come se il diritto d'immunità fosse- per se stésso decaduto, allo stesso modo che-gra avvenuto nel 1821? L'allora arcivescovo di Torino, non iaveva elevato alcuna protesta a tutela dei diritti della chiesa: ma s'èra limitato ad impretarei SÉe là pena di Sporte fosse commutata.
L'allusione al precedente del 1821 ha indubbiamente grave e significativo: e la situazione del Gioberti fu esaminata a Roma con rinnovata attenzione. Il cardinale di stato, si affrettò a render note a Sua Santità le nuove complicazioni giurisdizionali che poteva presentare il caso Gioberti e l'ultimo dispaccio del Gizzi fu inoltrato a monsignor Mblidori, segretario della Santa Congregazione del Concilio per averne il responso. Il quale fu dal Cardinale Bernetti trasmesso a Torino (3).
Con non lieve arharezza constatavasi a Roma come ormai fosse invalsa nei governi 'ìaiei la màssima che per i delitti di stato ogni immunità ecclesiastica cessasse ipso facio. La gravità e l'urgenza per la quiete pubblica autorizzavano fM- Jparzialmente simile procedura, anche perehle la divetssM: deì éxs fori giudicanti avrebbero fatalmente pregiudicato e xpell'w/MVVi d'inquisizione che poteva sembrare indispensabile. D'altronde il pontefice aveva già approvato e ora riapprovava l'operato- é0<M<
fi) Il cardinal Bernettift PiiGizzi (riservata), Róma, 6 luglio iijap ASV, >ip* (JJ) P. Gisad- al .Gàìfdiilal Bernetti* WSfeJ *J Éupo 1S33, Apùeudia. É, (3) Il cardinale Bernetti a monsÌmor Pcj'iidori 2 agosto l'Ssgj WSm. Bfik C0B. 'À Cardinal Beruetti, 7 agosto, 'i-3-- ST, V7.