Rassegna storica del Risorgimento

TORINO
anno <1924>   pagina <1036>
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Carlo Alberto, nel 1814, fui 16 anni, veniva Ir) Torino-, É*SfolO g} jifò] nel quali prese Impronta II suo Ingegno, ti oftll la prima trama della sai;ffjj*j, ] l'Italia mirò a lui ed egli diede Ubero corno alla sua Vocazioni di itailan'uV
Il giovane, risoluto per la aua via, non soffri governatore contrario all'In­dole sua. Rapidamente voile assumere un proprio atteggiamento, ora di soli­tudine studiosa, ora di vivacità affabile, e tale che per vari Intesti, al più piaceva, molesto era ai retrivi e riusciva ai diplomatici dubbioso.
I superatiti delle guerre napoleoniche, ai quali era stato tolto un grado e quasi era strappata la Leglon d'onore; la borghesia che net tempi francesi s'era maggiormente sollevata negli uffici della coa pubblica e negli ordini della cittadinanza, e una parte della nobiltà, più intcllcttualrncnte gagliarda ed ardita, volevano bandir la guerra d'indipendenza contro l'Austria, chiede­vano l'unione almeno, se non l'unità d'Italiai e volevano nel Piemonte una costituzione che simile fosse o all' inglese o alla francese o alla spagnuola secondo più impetuosi; tutti questi salutavano il Principe di Carignano come il Duce dall' Italia sospirato.
Lui da Roma l'Àngélbni, libero scrittore e propugnatore dei nazionali dl-LriUiv esortava ad assumere te: nazionale impresa e lo raccomandava all'affetto degli italiani;.lui Pietro Giordani preconizzava liberatore d'Italia, e Vincenzo Monti, a incuorare i giovani piemontesi, esclamava : Beati voi che vedrete la redenzione d'Italia, voi avete il Principe di Carignano: questi è un sole che si è elevato sul nostro orizzonte: adoratelo,
I Carbonari, inclinasse o no egli alia Carboneria, I Carbonari non setta, ma falange di popolo unito dalle Alpi ai mari, nel patto per la Patria, auspi­cavano in Carlo Alberto, ben lo disse il poeta, il toro Re.
In quel Palazzo Carignano, dove nelle seconda -metà dei XViH secolo spirava l'aria della vita nuova cui; era chiusa la reggia, dóve -arrise a Carlo Alberto la patema felicità, che fu felicità dell*Italia, egli, conversando' cori frequenti visitatori italiani e stranieri, biasimava 11 presente, pronosticava l'avvenire, e più scioltamente in quel Circolo dei giovani nobili e militari che assiduamente ne accaloravano i propositi e talvolta forse eccedevano nel valutarne le intenzioni.
Ribelli non volevano essere, stimavano d'operare ad un tempo per l'Italia e per il Re. E non aveva egli detto in Alessandria a Giacinto Collegno: nes­suno ci libererà da questi austriaci? E 11'd'Agile da Londra e 11 Brusasco da Pietroburgo che rappresentavano il iRe; di Sardegna non espriinevanó essi li­beramente ammonimenti liberali e antiveggenze italiane?
Sarei stato più prudente, confessava Cario Alberto nel 1839* se mi fossi taciuto *. Ma soggiungeva: * ì miei capelli grigi non rinnegano gl'impeti di cui un giovane soldato bramava la guerra per ottenere l'indipendenza d'Italia e consolidare la felicità della Patria; e sento che fino all'ultimo mio respiro II mio cuore palpiterà al nome di patria e d'indipcnden2a dallo straniero *,